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“Caro Emanuele, se ancora esistete, (come PD ndr) questo è lo stato d'animo di un
vostro elettore.
Ho appena inviato il testo che segue all'ambasciata. (di Israele ndr)
In questi giorni, il vs. governo disonora Israele, il suo popolo e la
divisa del vostro glorioso esercito. Essere aggrediti da una banda di
terroristi, non legittima nessun comportamento che assomigli ad un
genocidio. Lo dico da cittadino finora amico del vostro tormentato Paese
e pienamente consapevole del termine appena usato.”
Queste mattinate tristi di fine anno, con l’orecchio incollato alle notizie dal Medio Oriente, per me cominciano spesso così, con mail o telefonate di amici o conoscenti o lettori, che chiedono di spiegare quello che sta succedendo a 4000 km da qui; oppure ti accusano, in quanto amico di Israele, di una connivenza ideologica con una operazione criminale, oppure ti forniscono una versione dei fatti che stenti a riconoscere. In fondo la mail che qui riproduco, pur scrivendo cose che io non condivido, come l'uso della parola genocidio o l'ipotesi che si possa essere amico di un intero popolo e smettere di esserlo per la scelta di questo o quel governo democraticamente eletto, invoca una spiegazione, che in parte cercherò di dare, secondo la mia opinione. Ovviamente.
Così è successo, prima che a me, a moltissimi ebrei italiani di sinistra, o forse non solo italiani, o forse non solo ebrei, difensori del diritto all’esistenza in pace di Israele e sostenitori del diritto del popolo palestinese ad edificare un proprio stato autonomo in pace con Israele.
E’ così da decine di anni, forse da quando nel 1967 Israele, in una guerra di difesa, occupò Cisgiordania e Gaza, e li impiantò con il passare degli anni le famose colonie, segno del passaggio da un'occupazione di difesa ad un’occupazione insediativa. Da li comincia o meglio si acuisce, si evolve, una storia insanguinata di azioni e reazioni, tra terrorismo, guerre, prove di pace, appelli, morti ed eroi uccisi.
Da quegli anni con cadenza ritmica, la storia del conflitto tra Israeliani e Palestinesi, si riverbera in Italia e in occidente con una forza sconosciuta ad altri drammatici conflitti nel mondo. (solo ieri sono morti a Kabul 5 bambini uccisi da un kamikaze, ma in pochi ne parlano). A volte penso di guardare immagini del passato e non del presente.
Questa notte sono morti bambini palestinesi innocenti, la cui unica colpa è stata quella di nascere e vivere nella striscia di Gaza, e come loro sono morti anche adulti innocenti abitanti di Gaza. Questa mattina è morto un israeliano innocente ad Askelon. A Gaza i morti sono più di 300, e fonti ONU di ieri (united nations office for the coordination of humanitarian affairs) comunicano che, su 280 morti (in buona parte agenti della polizia civile), 20 sono bambini e 69 adulti, tra i quali 9 donne. I feriti sono almeno 900, dei quali 115 in condizioni critiche. Ma un altro dato che pochi citano è che negli ultimi due anni i missili partiti da Gaza hanno fatto nel sud di Israele, 25 morti e 600 feriti. Ovviamente tutti noi sappiamo che la cinica aritmetica dei morti non porterà i due popoli da nessuna parte. Lo sa Israele, che ha misurato due anni fa nel sud del Libano, l’impossibilità materiale di debellare militarmente (obiettivo secondo me giustificabile) un'organizzazione terroristica nemica che convive con una popolazione civile, e anche Hamas sa, che la distruzione di Israele, come previsto dall'articolo 7 della sua Carta costitutiva, insieme all’obiettivo dello sterminio degli ebrei, come sostiene anche il presidente iraniano Ahmadinejad; e che la guerra santa prevista all'articolo 13, non sono un obiettivo realisticamente perseguibile, a meno di non scatenare una mortale e mondiale guerra nucleare dagli esiti non controllabili. Ma sia a Gaza che in Israele, vi sono poi ragioni interne, che hanno spinto l’una a rompere l’armistizio e a scatenare su Israele una pioggia di missili, e l’altro a mostrare più muscoli possibili in fase elettorale.
Purtroppo sono quasi certo che a consolare i genitori dei bambini palestinesi morti questa notte, a cui va tutto il mio inutile e fraterno cordoglio, non saranno passati giovani dirigenti palestinesi convinti che solo una soluzione politica di compromesso potrà evitare altri lutti, ma infervorati seguaci di Hamas ad indicare che il martirio dei loro bimbi non è che l’inizio della loro giusta e vittoriosa guerra santa contro il nemico sionista, che deve essere sterminato, e che i loro bimbi troveranno in paradiso la loro giusta ricompensa, così come sono quasi certo che la stragrande maggioranza dei familiari delle vittime israeliane dei missili, cui va il mio inutile e fraterno cordoglio, hanno accolto l’operazione “piombo fuso”, come una giusta rappresaglia contro il nemico palestinese. Io comprendo il diritto di Israele a tentare di debellare la struttura militare di Hamas responsabile del lancio dei missili e della rottura dell’armistizio il 19 Dicembre scorso, ma sono convinto che la storia insegni che questo tipo di obiettivi in realtà non conseguirà dall’uso della forza militare.
Per questo mi riconosco completamente nelle sagge parole di questa mattina dello scrittore Amos Oz, sul Corriere della Sera :
“ Gaza è stata sequestrata da una banda di estremisti islamici che si muovono sulla falsariga dei talebani e sono sostenuti dall’Iran, il quale a sua volta da tempo proclama la necessità di perpetrare un grande genocidio ai danni di Israele. La Cisgiordania è controllata dall’Autorità palestinese, che si è dimostrata pragmatica e moderata. Detto ciò, va però anche ricordato che Gaza resta un luogo di immense povertà, disperazione e miseria.
Ed appare dunque ancora più assurdo e tragico che questa comunità di profughi palestinesi sia controllata da un gruppo di cinici assetati di guerra dediti alla causa della distruzione di Israele e che considerano qualsiasi cittadino israeliano come una loro vittima più che legittima. Gaza merita molto meglio di Hamas. Se dunque è indispensabile che il governo dello Stato israeliano faccia del suo meglio per stipulare immediatamente il cessate il fuoco con Hamas a Gaza, resta anche prioritaria la ripresa dei negoziati di pace con l’Autorità palestinese in Cisgiordania, e, anzi, proprio di questi tempi tali sforzi vanno raddoppiati. I termini delle intese sono ormai ben noti a tutti: tornare ai confini precedenti il conflitto del giugno 1967 con leggere reciproche modificazioni tracciate di comune accordo; due città-capitali a Gerusalemme; non deve esistere alcun insediamento ebraico all’interno del territorio del futuro Stato palestinese e va imposta un’autentica demilitarizzazione nelle regioni che Israele dovrà evacuare.
(...) L’intesa tra Israele e l’Autorità palestinese sulla falsariga di questi principi è giusta e possibile. E io ritengo che, se Israele avrà il coraggio di concludere la pace con i responsabili palestinesi della Cisgiordania, alla fine seguirà anche quella con Gaza. Ma, lo ripeto, il primo passo deve essere un immediato cessate il fuoco con Hamas, accompagnato dal raddoppio degli sforzi per giungere all’intesa con l’Autorità palestinese. L’alternativa è semplicemente troppo orribile per essere presa in considerazione.”
Il mio anno finisce così, tra tristezza e frustrazione, ma soprattutto così finisce l’anno di centinaia di migliaia di persone intrappolate in una guerra che porterà lutti e odio come sempre. Allontanando dal fronte di guerra possibili tracce di razionalità politica. Io spero invece, che insieme al tentativo di debellare militarmente la struttura di Hamas, colpevole di mantenere sotto il rischio mortale dei missili Kassam, un quinto della popolazione israeliana, Israele sarà capace di ridurre al minimo le vittime civili, di cessare il fuoco quanto prima e di riprendere il filo di una trattativa che appare oggi sepolta tra le macerie di Gaza City.
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da parte di una cittadina italo/israliana